In un mondo sempre più digitale, i nostri dati sono diventati una risorsa molto preziosa. Ma ci siamo mai chiesti davvero cosa succede quando li condividiamo, spesso senza pensarci troppo?
Ogni volta che accettiamo di dare i nostri dati personali, come nome, indirizzo e-mail o anche solo un numero di telefono, stiamo offrendo un bene di valore inimmaginabile. In gergo, i dati vengono definiti “oro digitale”. Questa espressione sottolinea quanto siano diventati una risorsa ambita, simile all’oro, soprattutto per il loro potenziale di generare valore economico attraverso il marketing, la pubblicità e l’analisi dei comportamenti degli utenti.
Le aziende comprano e vendono dati per creare profili dettagliati degli utenti, utilizzati per pubblicità mirate e strategie di marketing. Questo permette loro di influenzare direttamente le nostre scelte, anche se non ce ne rendiamo conto. Ad esempio, le informazioni sulle nostre abitudini di acquisto o sui nostri interessi vengono analizzate per inviarci offerte che potrebbero sembrare convenienti, ma che sono il risultato di un lungo processo di profilazione.
Quindi, quando ci registriamo a un sito web e accettiamo i cookie, stiamo praticamente dicendo “prendete pure tutto quello che sapete su di me”. Ma sai veramente cosa succede successivamente ai tuoi dati?
Perché la privacy è così importante?
La protezione dei dati non riguarda solo il ricevere meno pubblicità invadente, ma è una questione di sicurezza. Ogni volta che i nostri dati finiscono nelle mani sbagliate, ci esponiamo a rischi come il furto d’identità, truffe finanziarie e attacchi mirati (phishing). Immagina che qualcuno utilizzi le tue informazioni bancarie per svuotare il tuo conto o faccia acquisti a tuo nome, oppure che le tue credenziali vengano usate per accedere a conti o applicazioni private. Una volta che i dati vengono sottratti, è difficile fermare il danno o recuperare quello che è stato perso.
Inoltre, c’è una crescente preoccupazione riguardo all’uso dei dati per scopi che non sono immediatamente evidenti. Le informazioni personali non vengono solo usate per farti vedere pubblicità: possono essere vendute, scambiate o utilizzate per fini a noi sconosciuti.

Tessere del supermercato e Cookie
Molte volte non ci pensiamo due volte quando forniamo i nostri dati per ricevere una tessera fedeltà del supermercato o quando accettiamo i cookie su un sito web perché stiamo navigando di fretta. Ma questi piccoli gesti quotidiani possono avere ripercussioni più grandi di quanto immaginiamo. Ogni volta che utilizziamo una tessera del supermercato, per esempio, stiamo permettendo a quel negozio di raccogliere informazioni su cosa compriamo, quanto spendiamo e anche, talvolta, dove viviamo.
Anche quando accettiamo i cookie su un sito web, senza leggere le politiche sulla privacy, stiamo praticamente dando accesso a una parte della nostra vita digitale. Le aziende possono tracciare tutto quello che facciamo online, raccogliendo informazioni su ciò che ci interessa, i siti che visitiamo e persino il tempo che trascorriamo su determinate pagine. Questi dati vengono poi utilizzati per personalizzare le offerte, ma anche per analizzare i nostri comportamenti e influenzare le nostre decisioni future.
Il caso dei data brach e dei dati forniti a terzi
Negli ultimi anni, molte app e piattaforme online che offrono prodotti a prezzi bassissimi o servizi gratuiti sono diventate estremamente popolari. C’è da dire però che dietro ai prezzi stracciati di acquisto, molte di queste app non solo registrano informazioni di base come il nome, il cognome e l’email, ma raccolgono anche dati molto più sensibili che possono includere la nostra posizione, le preferenze d’acquisto e le abitudini online.
Questi dati inoltre non vengono sempre utilizzati per offrire solo un’esperienza personalizzata. Spesso vengono venduti a terzi, come aziende di marketing, agenzie pubblicitarie o altre entità interessate a profilare gli utenti per fini commerciali.
Ma perché un azienda è disposta a pagare così tanto i nostri dati?
La risposta risiede nel fatto che possono essere utilizzati per creare profili dettagliati dei consumatori, che vengono poi sfruttati per inviare pubblicità mirate, influenzare le decisioni di acquisto, o perfino manipolare il comportamento degli utenti. Inoltre, la vendita di questi dati può estendersi a un numero di aziende che non avevamo mai immaginato, esponendoci a un rischio di violazione della privacy che spesso non è evidente fino a quando non è troppo tardi.
E noi glieli diamo gratis!
Però la domanda che molti si pongono è: “Qual è il problema, se hanno solo il mio nome, cognome e indirizzo email?” In realtà, il problema è che questi dati apparentemente innocui possono essere utilizzati per scopi ben più invasivi. Oltre a raccogliere informazioni come abbiamo già ampiamente descritto come: la nostra posizione geografica, le preferenze d’acquisto o i siti web che visitiamo, è possibile ricostruire un quadro preciso dei nostri comportamenti e delle nostre abitudini quotidiane senza il nostro pieno consenso consapevole e quando i nostri dati vengono venduti o ceduti a terzi, si creano più opportunità di accesso a informazioni sensibili da parte di chi non abbiamo mai autorizzato.
Ciò aumenta il rischio di data breach, cioè la violazione dei dati, che può portare a danni economici e reputazionali gravissimi!
I nostri dati possono finire nelle mani di hacker o di entità che non garantiscono la stessa protezione che ci aspetteremmo da un’azienda di fiducia.
E’ fondamentale quindi, essere consapevoli di cosa accade. Un buon punto di partenza è sempre quello di limitare la quantità di informazioni personali che condividiamo. Inoltre, dovremmo verificare le impostazioni di privacy e disabilitare le opzioni che consentono la condivisione automatica dei nostri dati. In questo modo, possiamo mantenere un certo controllo sulle informazioni che diffondiamo online, riducendo i rischi di sfruttamento o di violazione.
Cosa possiamo fare per proteggere la nostra privacy?
Oggi è essenziale fare un passo indietro e riflettere, ogni volta che ci vengono richiesti i dati e li forniamo, dobbiamo chiederci: “A cosa serviranno questi dati? Chi li utilizzerà? Come saranno protetti?” Per difenderci, possiamo adottare alcuni comportamenti più sicuri:
- Leggi sempre le politiche sulla privacy: Prima di condividere i tuoi dati, verifica come verranno utilizzati.
- Usa password forti e cambia frequentemente le tue credenziali.
- Attiva l’autenticazione a due fattori quando possibile, per una protezione extra.
- Evita di condividere troppi dati inutili: Non è necessario fornire informazioni che non siano essenziali per il servizio che stai usando.
- Controlla le impostazioni sulla privacy delle app e dei social media per limitare ciò che condividi.
La privacy e i dispositivi intelligenti: un rischio nascosto
Quando parliamo di protezione dei dati, non possiamo ignorare l’importanza dei dispositivi intelligenti che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Assistenti vocali come Siri, Alexa e Google Assistant sono diventati strumenti comuni, ma hanno anche sollevato preoccupazioni.
Questi dispositivi, che si attivano tramite comandi vocali, sono costantemente in ascolto. Sebbene le aziende produttrici affermino che questi assistenti vocali sono progettati per rispettare la privacy, i dati raccolti—come le registrazioni vocali e le informazioni sulle nostre abitudini—possono finire nei server aziendali, dove vengono analizzati per migliorare i servizi o, in alcuni casi, venduti a terzi.
Per esempio, se hai un dispositivo come Alexa o Google Home nella tua casa, esso potrebbe ascoltare e registrare conversazioni anche quando non stai interagendo direttamente con il dispositivo. Queste registrazioni possono contenere dati sensibili, come la tua posizione, gli acquisti che fai, o anche le tue preferenze personali, e potrebbero essere usate per creare profili di consumo o per mirare pubblicità personalizzate. In alcuni casi, le informazioni raccolte da questi dispositivi potrebbero essere condivise con altre aziende o usate per addestrare intelligenze artificiali, contribuendo a una crescente invasione della nostra privacy.
Inoltre, è importante ricordare che i microfoni di questi dispositivi possono essere sempre attivi, a meno che non vengano disattivati manualmente. Anche se le aziende garantiscono che l’attivazione vocale avviene solo quando un comando specifico viene pronunciato (come “Ehi Siri” o “Ok Google”), ci sono stati casi in cui il dispositivo ha registrato informazioni senza che l’utente fosse consapevole. Questo solleva dubbi sulla reale capacità di proteggere la privacy degli utenti, soprattutto quando le conversazioni private vengono trasmesse attraverso internet.
Come possiamo proteggerci?
Se hai dispositivi come Siri, Alexa o Google Assistant a casa, è fondamentale configurare correttamente le impostazioni di privacy. Alcuni accorgimenti che possono aiutarti a proteggere i tuoi dati includono:
- Disabilitare il microfono quando non lo usi: alcuni dispositivi permettono di spegnere completamente il microfono quando non è necessario.
- Controllare le impostazioni della privacy: verifica le politiche sulla privacy dei tuoi dispositivi e assicurati di avere il controllo sulle registrazioni vocali e su come vengono utilizzate.
- Eliminare le registrazioni: alcune piattaforme permettono di visualizzare e cancellare le registrazioni vocali. Approfitta di questa funzione per mantenere il controllo sui tuoi dati.
- Aggiornare regolarmente il software: mantieni aggiornati i dispositivi per proteggere la tua privacy dalle vulnerabilità di sicurezza.
La protezione dei dati personali non riguarda solo le informazioni che volontariamente forniamo, ma anche quelle che vengono raccolte senza il nostro esplicito consenso. È fondamentale essere consapevoli di come e dove vengono registrati e utilizzati i nostri dati, per garantire che la nostra privacy non venga compromessa.
La protezione dei dati è un tema che non possiamo più ignorare.
Il 21 Marzo 2024, presso l’Istituto Galileo Galilei a Roma, abbiamo presentato il nostro primo Manuale di autodifesa del consumatore:
“Sai quali tracce stai lasciando sui social network?”
- Umberto Rapetto: autore del Libro e componente del “Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori” presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Sai quali tracce stai lasciando su internet? Il racconto dell’evento
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